Professione formatore: le 7 tecniche (che uso io…)

Ogni tanto qualcuno mi contatta per chiedermi consigli sulla mia professione.

Un buon consulente-artigiano non butta mai via niente, per cui ecco una delle mail con cui ho risposto, trasformata in un post.

Premessa

Il formatore/consulente: sono convinto che non si possa formare efficacemente se non si lavora concretamente sulle cose, da consulente. E che per essere un consulente migliore, è utile fare esperienza anche di formazione). Queste due professioni si arricchiscono a vicenda, almeno nella mia esperienza è così.

In aula, non potrei portare esempi concreti se non avessi una vasta esperienza di impresa. Userei solo esempi “da libro di testo”, e il risultato sarebbe senz’altro freddo.

Coi clienti/aziende, l’esperienza da formatore mi è utile, soprattutto quando devo spiegare loro come usare gli strumenti che vendo loro.

Ciò detto, andiamo alla (mia) pratica:

1. Organizzare la “lezione”: obiettivi formativi, cosa vogliamo ottenere?

Prima di tutto, cerchiamo di ricordarci che la comunicazione è sempre a due vie (io comunico ai discenti, ma anche loro a me!) e che “non si può non comunicare” (il mio tono di voce, il mio linguaggio del corpo… tutto quello che faccio anche stando zitto comunica qualcosa). Quello che voglio dire è che per essere efficaci dobbiamo creare ascolto e coinvolgimento. Se ci limitiamo a leggere quello che stiamo proiettando sulle slide, facevamo prima a stare a casa e a distribuire le dispense.

Le slide devono essere un supporto, il formatore siamo noi e dobbiamo essere noi a trasmettere quello che vogliamo far sapere. Non solo, vogliamo ottenere feedback dall’aula: è la singola cosa più importante, secondo me, perché ci fa capire se stiamo solo facendo una trasmissione di nozioni o se qualcosa di quello che diciamo è effettivamente passata ed è stata capita.

Prova a organizzare i tuoi argomenti per obiettivi. Idealmente, ogni unità di 4 ore (o di 3, insomma la mezza giornata) dovrebbe avere almeno un macro-obiettivo formativo. Vogliamo che i discenti cioè abbiano imparato almeno UNA macro cosa. Per ottenerlo, abbiamo a disposizione la possibilità di esporlo (introduco quello che devo dire, lo esplodo in dettaglio, riepilogo quello che ho detto), di chiedere feedback (alla fine anche il feedback è esposizione) e di far esercitare l’aula.

Il modo più semplice di organizzare questo è di farti una semplice tabella. Ogni riquadro è una mezza giornata. Nel riquadro, indica l’obiettivo formativo che vuoi raggiungere (quello che vuoi che imparino) e dividi il tempo tra esposizione e eventuale esercitazione.

Meglio affrontare pochi argomenti che vengono capiti bene piuttosto che andare a raffica e i discenti non capiscono nulla.

Chiediti sempre se quello che volevi far imparare “sta arrivando” all’aula oppure no. Alla fine della mezza giornata, e poi della giornata, e poi del corso, se ti sei fatto questa domanda a ogni tappa e la risposta è stata sì vedrai che il corso sarà stato un successo.

2. Tecniche di esposizione e gestione aula: tono, ritmo, pause, chiedere sempre feedback, non lasciare “aperte” delle parentesi, fare esempi, chiedere esempi.

Puoi iniziare con un’introduzione degli argomenti e di quello che dirai (e di te stesso)

Puoi iniziare con un giro di tavolo, se può servire (dipende dal tempo e dall’argomento). Il giro di tavolo torna utile dopo: potrai fare degli esempi coerenti con l’esperienza concreta dei discenti 😉

Naturalmente il giro di tavolo può essere un boomerang e non va abusato.

Puoi iniziare chiedendo cosa si aspettano dal corso (così vedi se le aspettative sono coerenti con quello che stai per dire)

Puoi iniziare brutalmente chiedendo cosa sanno già dell’argomento, e poi partire da lì

Puoi iniziare partendo da un esempio, e sviluppando l’argomento da lì

Nella gestione dell’aula, non stare fermo dietro alla scrivania ma usa anche il linguaggio del corpo. Gira, muoviti, sottolinea anche muovendoti per l’aula l’importanza relativa delle cose che dici.

Non usare un tono monotono. Usa il tono della voce per enfatizzare. Usa le pause, se servono.

Chiedi soprattutto feedback continuamente (è chiaro? Avete domande? Pinco, vuoi per favore riepilogare per Pallino che è arrivato in ritardo? Caio, come si applica questa cosa nella tua azienda?)

Fai esempi concreti, più i discenti possono riconoscersi in qualcosa che conoscono già meglio capiscono

Se fai una digressione (una “parentesi”) o se ti chiedono delle cose particolari (e tu dici “rispondo dopo”), ricordati di “chiuderle”.

3. Tecniche e strumenti di comunicazione: lavagna, proiettore, voce, slide, filmati….. Cosa, come e quando

Naturalmente puoi usare uno o tutti questi ausili didattici. Ricordati che sono solo strumenti: il formatore sei tu. Se devi preparare una lezione, dedica magari più tempo a organizzare obiettivi didattici, e esercitazioni che non a preparare le dispense. Il tempo è sempre poco, e le dispense sono un materiale che serve DOPO l’aula, non in aula.

In aula è molto meglio avere delle slide molto sintetiche SU CUI TU puoi parlare piuttosto che slide fittissime (che non si leggono). Nulla di peggio che una slide piena di testo, con diagrammi fittissimi o molti punti elenco: tanto per cominciare, i discenti leggono quella e non ascoltano te. Inoltre, leggendola credono di aver capito (e spesso non hanno capito).

Molto meglio una slide con POCO TESTO o UN’IMMAGINE o UN BREVE ESEMPIO e il formatore che spiega. Poi, nelle dispense, gli dai tutti i dettagli.

Ah, le dispense meglio consegnarle DOPO.

4. Power point….

Questo è un tema molto lungo: qualche link per approfondire il discorso del power point, che può essere un grande aiuto o la rovina 😉

http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2011/10/the-atomic-powerpoint-method-of-creating-a-presentation.html (in sostanza, spezza i concetti fino ad avere UN concetto per slide. Solo dopo puoi mettere assieme 2-3 concetti per slide, se filano insieme. Oppure eliminarne alcuni).

http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2007/01/really_bad_powe.html

Nel public speaking, c’è anche chi parla della regola 10-20-30 (10 slide, 20 minuti, carattere a dimensione 30 che tanto se è più piccolo non si legge). Ne parla Guy Kawasaki qui: http://blog.guykawasaki.com/2005/12/the_102030_rule.html#axzz1bbEN3OA8

5. Esercitazioni

Sicuramente servono, anzi sono il modo migliore per consentire al discente di fissarsi in testa i concetti. E’ utile usarle, e far fare dei project work individuali o di gruppo. Scritte, esposizione orale, role-playing….

6. Feedback finale

Quasi tutti i corsi hanno un questionario di soddisfazione, gestito dall’ente. Se l’ente ti passa i risultati del questionario si tratta di informazioni utili per migliorare la prossima volta. Volendo, puoi crearti anche tu un questionario di soddisfazione da far compilare alla fine.

7. Qualche nota psicologica sull’adulto in formazione

L’adulto in formazione crede di sapere già tutto, a volte crede che la formazione che sta facendo sia inutile, a volte è obbligato ad andarci. In alcuni casi, quando si è iscritto volontariamente a un corso, le sue motivazioni sono più alte (e l’aula dovrebbe funzionare meglio, a meno che le sue aspettative non siano sbagliate).

La sfida per il formatore è comprendere tutti questi possibili ostacoli e superarli, capire gli eventuali pregiudizi e smontarli o ribaltarli a suo favore. In generale, far ricredere i dubbiosi.

Non ci riuscirai con tutti i discenti, ma la sfida è conquistarne la maggior parte.

Per finire: è un’attività molto faticosa, ma lavorare con le persone è impagabile e se si riesce a costruire empatia e rapporto, anche solo per mezza giornata, ripaga della fatica.

Non si finisce mai di imparare, non si finisce mai di voler migliorare. Ma credo che il bello stia qui.

Mi piacerebbe avere anche il tuo parere su queste note e conoscere la tua esperienza.

Bonus: qualche link sulla professione del formatore

http://www.professioneformatore.it/

http://www.aifonline.it

http://www.maxformisano.it/privati/index.php

http://presentazioniefficaci.wordpress.com/

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3 thoughts on “Professione formatore: le 7 tecniche (che uso io…)

  1. Pienamente d’accordo su quanto scrivi. Anche io svolgo l’attività di consulente/formatore nell’ambito della pianificazione strategica. L’aula restituisce tanto a noi professionisti, sia in termini umani che professionali. Nella mia esperienza mi sono reso conto che è vero quando dici che è importante “dosare” bene metodologia e strumenti, con particolare attenzione agli obiettivi della giornata che possono anche variare in base alla consapevolezza che ottieni man mano che conosci meglio l’aula. Personalmente ci ho messo molto tempo a capire l’importanza delle slides (per limiti personali nell’uso degli strumenti informatici). Preparare bene le slides (senza ovviamente perderci troppo tempo) significa fare un terzo del lavoro; l’altro terzo è rappresentato da un buon programma della giornata. In questo modo, nel momento che sei in aula, ti resta di “contribuire” con il restante 33%. Il “mestiere” del formatore è difficile e faticoso, ma, giustamente come scrivi tu, impagabile.

  2. Ciao, intanto grazie mille del commento.
    Vero quello che dici anche tu sul dosaggio da tarare direttamente in aula, man mano che la conosci meglio.
    Mi piace anche la divisione 1/3 – 1/3 – 1/3, è una bella sintesi!

  3. Pingback: Formazione – Collezione completa | maxferrari

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