Capitale circolante for dummies

Un tema apparentemente noioso, ma vitale.

Un post – come spesso accade – illuminante dell “Imprenditore”.

Il tipico errore del neo-imprenditore è confondere i flussi con il fatturato.
E non capisce perché fattura così tanto ed è sempre senza soldi.
…………………
E io benedico ogni giorno le scelte che abbiamo fatto tanto tempo fa. Estero e nulla alla PA.

Questo  post mi ha fatto riflettere sulle scelte fatte da me riguardo allo stesso tema, o alla situazione in cui mi trovo, per scelta o per caso. No estero, ma per fortuna anche nel mio caso nulla con la PA (direttamente). La premessa di tutto ovviamente è che come libero professionista (o rete di freelance) per fortuna le mie necessità di circolante (dipendenti, fornitori) sono tutto sommato piuttosto basse.

Enti di formazione
La parte del mio fatturato che riguarda la formazione finanziata (diciamo la PA indiretta, cioé gli enti di formazione) è abbastanza bassa, anche qui per fortuna: come chiunque faccia il fornitore degli enti di formazione sa, anche in questo caso gli effetti sul capitale circolante sono pessimi: gli enti spesso pagano mooooolto lungo. Chi più chi meno, e qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo, ma in generale se potete, selezionate gli enti di formazione che pagano presto. Qualunque cosa vi dicano, non è impossibile.

Aziende private
Anche qui, mi considero francamente fortunato: ho trovato grandi aziende che in larga maggioranza pagano, alcune con precisione svizzero (altre meno, ma almeno pagano) e piccole che anche loro pagano.

Certo, tutte cose che dovrebbero essere normali, ma in questo paese non sempre lo sono! E voi? Quali esperienze avete coi pagamenti, e come gestite il problema del capitale circolante?

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Siete pigri? Un blog multiautore, come Consulenza Direzionale!

Siete consulenti? Volete aprire un blog ma non avete il coraggio? Pensate che ci voglia troppo tempo e che dopo un po’ non ne avrete più voglia? Un’idea potrebbe essere quella di mettersi insieme tra due o tre colleghi e aprire un blog multiautore. Come due colleghi hanno pensato di fare assieme a me.

Dopo un giusto periodo di riflessione, di progettazione (e di vacanze estive) nasce infatti un nuovo blog multiautore dedicato alla consulenza direzionale.  Ci scrivo anch’io – ok – ma soprattutto ci scrivono i colleghi Andrea Lenzi e Andrea Lodi, due consulenti con cui collaboro da tempo.

Provo a condividere il tipo di questioni che entrano in gioco, quando si intraprende una strada simile: un blog multiautore è sempre una sfida da un lato e un aiuto dall’altro. Una sfida perché non sempre è facile riuscire a coordinare il tono, lo stile e il ritmo delle pubblicazioni tra vari autori (anche se con il blog di Elearnit già io e Alberto Pastorelli ci siamo riusciti); un aiuto…per lo stesso motivo: se non posso pubblicare io, pubblichi tu, basta mettersi d’accordo. Infine, uno dei motivi per questa scelta è il prosaico “cross-linking”: i siti personali e il blog supportano vicendevolmente il proprio posizionamento sui motori di ricerca.

Al di là di questi aspetti un po’ autoreferenziali, la vera sfida da vincere è

  • riuscire a mantenere un giusto ritmo di pubblicazione, dopo l’inevitabile frenesia iniziale e prima dell’altrettanto inevitabile stanchezza o mancanza di tempo (ad esempio, programmando i propri post per farli uscire con una cadenza regolare o scrivendo più post in un’unica sessione di lavoro)
  • trovare gli argomenti giusti, specie per chi ha già un sito o blog proprio: cosa scrivo nel mio sito? cosa nel mio blog personale? cosa nel blog multiautore? Per esempio, si può decidere di pubblicare sul proprio sito i nuovi clienti acquisiti, i nuovi progetti o documenti tecnici specifici relativi ai propri servizi. Sul blog multiautore si possono pubblicare riflessioni più generali (possibilmente in forma di storia).

Queste mi paiono le due questioni principali: intanto iniziamo anche a postare in questa nuova avventure, poi vedremo se nasceranno altre considerazioni.

Per il momento, benvenuto al nuovo blog!

Progetto d’impresa: mappa concettuale

Progetto d'impresaHo usato di recente in aula (un percorso per aspiranti imprenditrici) questo strumento, una mappa concettuale del progetto d’impresa.  In breve, funziona!

  • nella formazione degli adulti, a volte la formazione puramente teorica e concettuale non funziona
  • anche fornire modelli o template già pronti (il modello di business plan da compilare) non sempre funziona: ci sono persone che non riescono a scrivere nulla
  • una mappa concettuale ha una serie di pregi:
    • è visiva: favorisce chi ha un approccio più visivo
    • consente di vedere tutto il progetto “dall’alto” e facilita enormemente le considerazioni globali, logiche e strategiche.
    • facilita l’individuazione delle relazioni tra le varie parti del progetto
    • lavorare con carta e penna aiuta moltissimo la creatività

In sintesi, ho riscontrato che uno strumento del genere è molto utile soprattutto nella fase di generazione dell’idea e di passaggio dall’idea al progetto.

E’ una fase molto delicata, in cui a volte i progetti si bloccano ancora prima di nascere. La mappa concettuale (stampata in formato A3) aiuta moltissimo a sbloccare la situazione. Alcune persone hanno preferito lavorare sulla mappa stampata, altre hanno preferito ridisegnarla da zero a modo loro. Entrambi i modi vanno bene, l’importante è riuscire a sbloccarsi.

Start-cup Spinner 2013

Segnalo questa interessante Business Plan Competition.

Testo tratto dal sito di Start-Cup Spinner 2013: era inutile riscriverlo, visto che è molto chiaro. Ho fatto prima a copia-incollarlo

Start Cup-Spinner 2013 è la prima edizione della business plan competition dell’Emilia Romagna tra idee imprenditoriali innovative ad alto contenuto di conoscenza, generate dal mondo della ricerca pubblica.

Una sorta di “coppa dei campioni” dell’innovazione regionale che nasce dalla collaborazione tra le esperienze accademiche di Start Cup Bologna e di Start Cup Modena e Reggio EmiliaSpinner 2013, il programma della Regione Emilia-Romagna nato per preparare i giovani negli ambiti della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

Start Cup-Spinner 2013 mette in palio:

  • al vincitore, un contributo finanziario a fondo perduto di 5.000 euro e un anno di servizi di incubazione gratuiti offerti da AlmaCube a Bologna.
  • ai tre migliori progetti d’impresa, la possibilità di vincere i 100.000 euro del Premio Nazionale per l’Innovazione, network di business plan competition organizzate da 36 Università italiane e dal C.N.R. che si svolgerà il prossimo dicembre a Palermo

StartCup fornisce gratuitamente a tutti i partecipanti formazione gestionale e assistenza alla redazione del business plan.

Il business plan nel 2010 secondo Seth Godin e la pizzeria takeaway

Abito in un paese di 15.000 abitanti, dove – oltre a una pizzeria rinomata, “che viene gente anche da Modena” ci sono due pizzerie al taglio e varie altre pizzerie normali (e il festival annuale della pizza).

Apparentemente quindi il mercato della pizza è saturo, non dovrebbe esserci posto per nuovi entranti. Venerdì scorso trovo un volantino pubblicitario nella buca della posta e prima di buttarlo via me lo guardo con attenzione (è una perversione, lo so, ma non sono il solo…). 31 maggio: inaugurazione e apertura di una nuova pizzeria da asporto con consegna a domicilio e ricco menu, con chiara e colorata spiegazione (bianche, rosse, vegetariane). Non sono certo che i neo-pizzaioli leggano Seth Godin, ma anche se non lo leggono dimostrano di avere chiaro un concetto apparentemente banale: quando entri sul mercato con una nuova impresa, meglio se arrivi facendo qualche cosa o di diverso o di migliore (o entrambe le cose) rispetto a quello che già c’è. Non è necessario inventarsi chissà cosa, una pizza è sempre una pizza (ma se fosse molto buona, non guasterebbe): può bastare anche essere gli unici a fare la consegna a domicilio e ad avere molte alternative vegetariane.

Alla fine, è lo stesso concetto dell’ultima provocazione di Godin (sul “come fare i business plan nel 2010”), uscita nell’ultimo post, questo The modern business plan

  1. Truth (la verità): il mondo (il tuo mercato) com’è adesso.
  2. Assertions: come intendi cambiare le cose (ad es. consegnando le pizze a domicilio)
  3. Alternatives: probabilmente sbaglierai le tue previsioni, quindi devi avere delle alternative plausibili
  4. People: chi c’è nel tuo team, che esperienze ha, cosa ha portato a termine con successo
  5. Money: quanti soldi ti servono, quanti ne farai, in quanto tempo, exit strategy…

Godin dice che il formato “normale” con cui vengono scritti i business plan oggi ha come risultato quello di nascondere, confondere e rendere poco comprensibili le idee, le situazioni, lo stato delle cose e ciò che si vuole fare e mette in evidenza come – nel 2010 – l’unico scopo di scrivere un business plan sia quello di cambiare le cose.

A volte, per cambiare le cose può bastare una pizza.