Formazione e rispetto delle diversità

Empower deprived learners

Ricevo – e volentieri pubblico – questo interessante articolo scientifico sul tema della formazione degli adulti.

IL CONTRIBUTO DELLA FORMAZIONE AL RISPETTO DELLA DIVERSITA’
Come salvaguardare il principio della diversità: valorizzare stili ed esigenze individuali.
EMPOWER DEPRIVED LEARNERS –
Making learning more attractive for low-level educated adults
through introduction of self-organised learning.
A transfer system into three different European societies
2007 LLP-LdV/TOI/2007/NO/165.013

Malcom Knowles può essere considerato uno dei più noti studiosi dell’apprendimento degli adulti.
Punto di partenza del suo modello è la considerazione degli adulti come learners (soggetti in apprendimento) con le loro specifiche prospettive individuali.
L’obiettivo dell’insegnamento-apprendimento viene definito come progressiva acquisizione di autonomia da parte degli individui, sia per svolgere i ruoli propri delle diverse fasi della vita (bisogno di imparare), sia per imparare ad imparare (self directed learning).
Knowles formula una teoria dell’apprendimento degli adulti tenendo conto degli esperimenti e delle ricerche sulle caratteristiche specifiche che presentano i soggetti adulti ed identifica le peculiarità  del modello andragogico rispetto a quello pedagogico sulle base di sei presupposti (core principles) che caratterizzano l’adulto:

  • Il bisogno di conoscere: gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché occorra apprendere qualcosa ed a cosa possa servire.
  • Il concetto di sé: il concetto di sé nell’adulto è vissuto come dimensione essenzialmente autonoma, di conseguenza, se l’adulto si trova in una situazione in cui non gli è concesso di autogovernarsi, sperimenta una tensione tra quella situazione e il proprio concetto di sé: la sua reazione tende a divenire di resistenza.
  • Il ruolo dell’esperienza precedente: nell’educazione dell’adulto ha un ruolo essenziale l’esperienza, che diventa una base sempre più ampia a cui rapportare ed integrare i nuovi apprendimenti. L’esperienza porta le persone ad essere sempre più diverse l’una dall’altra: perfino lo stile cognitivo cambia per effetto delle esperienze fatte.
  • La disponibilità ad apprendere: l’adulto ha una disponibilità ad imparare mirata, cioè rivolta solo a ciò di cui sente il bisogno. Gli adulti sono disponibili ad apprendere ciò che hanno bisogno di sapere e di saper fare per far fronte efficacemente alla situazione della loro vita reale.
  • L’orientamento verso l’apprendimento: l’orientamento verso l’apprendimento negli adulti è centrato sulla vita reale; infatti essi apprendono nuove conoscenze, capacità di comprensione, abilità, valori, atteggiamenti molto più efficacemente quando sono presentati nel contesto della loro applicazione alle situazioni reali. La prospettiva è quella di un’immediata applicazione di quanto appreso.
  • Motivazione: le motivazioni più potenti sono le pressioni interne: il desiderio di una maggiore soddisfazione nel lavoro, l’auto-stima, la qualità della vita. Benchè da adulti si risponda ad alcuni moventi esterni (lavoro migliore, promozioni, retribuzione più alta), le motivazioni più potenti sono le pressioni interne, le cosiddette “motivazioni intrinseche”.

Knowles illustra come l’applicazione di tali presupposti implichi un nuovo modello di progettazione e conduzione di programmi di formazione degli adulti, nonché una nuova figura di docente.

Il modello formulato si connota come un modello “di processo”, cioè un modello che fornisce procedure e risorse per aiutare i discenti ad acquisire informazioni e abilità.

In questo modello vengono delineati alcuni aspetti cardine, tra cui, centrali, vi sono:

  • La condivisione del progetto (contratto di apprendimento): un aspetto della prassi formativa che infatti differenzia più nettamente la scuola pedagogica (“insegnare”) da quella andragogica (“facilitare l’apprendimento”) è il ruolo del discente nella pianificazione. Una delle scoperte fondamentali della ricerca applicata sul comportamento degli adulti è che le persone tendono a sentirsi impegnate in una decisione o in un’attività in diretta proporzione alla loro partecipazione o influenza sulla sua progettazione e sul processo decisionale che la riguarda.
  • La Diagnosi dei bisogni di apprendimento: un bisogno di apprendimento può essere definito come la discrepanza o il divario esistente tra le competenze definite nel modello e il loro livello di sviluppo attuale nei discenti. Secondo l’andragogia, l’elemento critico nella valutazione di questi divari è la percezione che gli stessi discenti hanno della discrepanza tra la situazione attuale e quella che vogliono (ed hanno bisogno di) raggiungere. Il passo conclusivo è quindi la formulazione degli obiettivi scelti dal discente stesso in quanto rispondenti ai bisogni formativi auto-diagnosticati.

Knowles mette esplicitamente in discussione la tradizionale distribuzione di ruoli di potere tra i famosi vertici del triangolo committente-formatore-partecipante.
Propone il coinvolgimento diretto, anzi assegna un ruolo decisionale ai soggetti dell’apprendimento in tutte le fasi del processo, a cominciare dalla determinazione degli obiettivi. Rivaluta tra le risorse dell’apprendimento, aspetti scontati come l’esperienza, ma anche altri che lo sono di meno come lo stato emotivo ed affettivo degli individui, le loro reciproche interazioni e quelle con il contesto tanto di lavoro quanto di vita.
La posizione di Knowles, ove applicata coerentemente, rivoluziona di fatto la prassi formativa tradizionale, ancora largamente diffusa, in una formazione rivolta all’uomo e alla donna interi; all’individuo in rapporto risolto con il suo lavoro, certo, ma anche individuo carico di una sua propria storia, di una sua esperienza, di sue idee convinzioni esperienze, di affetti bisogni motivazioni interessi e perché no, doveri.
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Il progetto è stato finanziato col supporto della Commissione Europea.
Questo articolo riporta il punto di vista del solo autore – IAL CISL Emilia Romagna – e la Commissione Europea non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi utilizzo che possa esser fatto delle informazioni qui contenute.

Ial

Leonardo

Per maggiori informazioni su questo tema o per programmare un’intervista, per favore contattare il coordinatore Giovanni Primavera all’indirizzo e-mail giovanniprimavera@ialemiliaromagna.it

Self Directed Learning

Empower deprived learnersRicevo – e volentieri pubblico – questo interessante articolo scientifico sul tema della formazione degli adulti.

La formazione “intenzionale” e la formazione “naturale”
EMPOWER DEPRIVED LEARNERS –
Making learning more attractive for low-level educated adults
through introduction of self-organised learning.
A transfer system into three different European societies
2007 LLP-LdV/TOI/2007/NO/165.013

Il concetto di Self Directed Learning (SDL) fa riferimento alla possibilità della persona di gestire o co-gestire i processi di apprendimento che la riguardano.
Rispetto al concetto di SDL, un gran numero di studiosi si è impegnato negli ultimi anni, in particolare nel corso degli anni ’90, nella sua formalizzazione.
Percorrendo le diverse teorie a riguardo, sembra che attraverso il SDL la ricerca educativa entri nella sfera dell’educazione informale ad indagarne gli aspetti e, mentre riconosce l’autonomia individuale della formazione, si spinge a determinare norme che regolano l’autoformazione nella vita quotidiana e nel lavoro.
Gli approcci al SDL possono essere diversi e, in taluni casi, anche divergenti; per comodità si posso ridurre a due teorie fondamentali:

  • una prima ipotesi sottolinea il carattere lineare del processo formativo ed il suo sviluppo per stadi; esso viene descritto come una successione logica nella quale si parte analizzando i bisogni individuali, si passa a determinare gli obiettivi, a scegliere le azioni formative e infine a selezionare i metodi, tecniche e strumenti da adottare. Si tratta di un approccio nato dall’esigenza di gestire processi formativi che si sviluppano in situazioni di educazione formale (Tough, 1979);
  • una seconda ipotesi enfatizza le ragioni opposte, ovvero la relativa casualità di scelte e strategie, influenzate dalle risorse ambientali e dalle opportunità che si presentano. In tal senso, il SDL somiglierebbe più ad una serie di tentativi, più o meno efficaci a seconda delle persone e dei rispettivi progetti formativi. Il SDL si presenterebbe come “la rappresentazione dell’enorme complessità ed imprevedibilità di un impegno formativo” (Candy, 1991).

Il SDL può risultare così una teoria grazie alla quale incorporare nella continuità della formazione la vita quotidiana, il lavoro e tutti i contesti informali; ma, all’opposto, la sua teorizzazione può anche tendere a finalizzare il SDL “naturale” ad un processo di trasformazione “intenzionale”.
Il SDL diventa quindi un terreno su cui opera la dialettica delle relazioni educative: la dialettica del formale VS l’informale e il non formale, dell’intenzionale VS il naturale.
Da ciò deriva che la ricerca sul SDL, ed in generale quella legata all’apprendimento per tutto l’arco della vita, deve indagare anche il campo dell’educazione informale, nella quale agiscono una miriade di processi formativi tanto influenti sul soggetto quanto quelli scaturiti da processi formalizzati e controllati.
La ricerca sul SDL deve allora cogliere la sfida di costruire nuovi significati e nuove condizioni di vita a partire proprio da questa sfera.
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Il progetto è stato finanziato col supporto della Commissione Europea.
Questo articolo riporta il punto di vista del solo autore – IAL CISL Emilia Romagna – e la Commissione Europea non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi utilizzo che possa esser fatto delle informazioni qui contenute.


Ial

Leonardo

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Formazione per tutti

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FORMAZIONE PER TUTTI E PER TUTTA LA VITA!
EMPOWER DEPRIVED LEARNERS –
Making learning more attractive for low-level educated adults
through introduction of self-organised learning.
A transfer system into three different European societies
2007 LLP-LdV/TOI/2007/NO/165.013

L’apprendimento è (ed è sempre stato), per chiunque, un processo che dura tutta la vita.
L’idea, purtroppo sottile e diffusa, che il processo conoscitivo si limiti al periodo scolastico pone gli individui in una situazione del tutto svantaggiosa: essi diventano incapaci di affrontare situazioni, professionali e di vita, nuove o complesse, diventano essere umani obsoleti come le nozioni che sono state loro imposte.
La Comunità Europea, cogliendo questo pericolo, attraverso il Programma d’azione comunitaria nel campo dell’apprendimento permanente, o Lifelong Learning Programme, si pone l’obiettivo generale di contribuire allo sviluppo della Comunità Europea, quale società avanzata basata sulla conoscenza, attraverso la valorizzazione del concetto di apprendimento permanente, lo sviluppo di metodologie che possano migliorarlo e/o la promozione di esperienze concrete.
Il lavoro più urgente sembra essere quello di contrastare le attuali, riconosciute, inadeguatezze dei sistemi educativi rispetto all’urgenza imposta dalle innovazioni, e quindi quello di lavorare su principi pedagogici o andragogici più rispondenti alle nuove sfide, cognitive e sociali.

Il progetto EMPOWER DEPRIVED LEARNERS, nato all’interno del Programma Leonardo da Vinci di LifeLongLearning, mira nello specifico a valorizzare e diffondere i principi del SELF DIRECTED LEARNING, un  metodo di apprendimento
che attiva lo sviluppo di competenze sociali e personali legate al self-management (auto-gestione), capace di rafforzare la fiducia in se stessi e di stimolare l’abilità di agire in modo sicuro ed emancipato, sia in ambito lavorativo che sociale.
In che modo questo metodo d’apprendimento riesce a sviluppare competenze così fondamentali per avere successo nella vita?
Attraverso un approccio che impone la responsabilità del proprio processo di apprendimento: si viene coinvolti nella progettazione di tale processo e si sperimenta il fatto che l’apprendimento è legato alla personalità; che non è qualcosa di standard, e quindi è alla portata di tutti, perché lo standard lascia sempre fuori qualcuno…
Se le persone sono supportate ed accompagnati nella “gestione” del proprio autocontrollo da formatori e facilitatori dell’apprendimento, l’apprendimento diviene un’ esperienza preziosa e sostenibile.
La valenza del metodo risiede quindi in una capacità di rendere l’apprendimento attraente grazie all’azione sulle leve motivazionali e dell’autostima.
Ci si sente finalmente artefici di qualcosa: di se stessi, della propria conoscenza.
Per le ragioni di cui sopra, il metodo del Self Directed Learning viene destinato dal progetto EMPOWER DEPRIVED LEARNERS alle persone svantaggiate e con bassa qualificazione, che generalmente vivono l’apprendimento, nelle sue modalità più tradizionali, come un fallimento e che sono pertanto soggetti ad un circolo vizioso di insuccessi.
Attraverso tecniche e strumenti propri del Self Directed Learning, quali ad esempio esercizi di studio legati alla biografia personale, persone con difficoltà cognitive o demotivazione allo studio possono acquisire nuove conoscenze.
Il fatto di riuscire ad acquisirle, ed il come sono state acquisite, può sostenerle in una crescita inarrestabile.
Puntiamo allora a coinvolgere tutti nella formazione per la vita!
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Il progetto è stato finanziato col supporto della Commissione Europea.
Questo articolo riporta il punto di vista del solo autore – IAL CISL Emilia Romagna – e la Commissione Europea non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi utilizzo che possa esser fatto delle informazioni qui contenute.


Ial

Leonardo

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