Il business plan nel 2010 secondo Seth Godin e la pizzeria takeaway

Abito in un paese di 15.000 abitanti, dove – oltre a una pizzeria rinomata, “che viene gente anche da Modena” ci sono due pizzerie al taglio e varie altre pizzerie normali (e il festival annuale della pizza).

Apparentemente quindi il mercato della pizza è saturo, non dovrebbe esserci posto per nuovi entranti. Venerdì scorso trovo un volantino pubblicitario nella buca della posta e prima di buttarlo via me lo guardo con attenzione (è una perversione, lo so, ma non sono il solo…). 31 maggio: inaugurazione e apertura di una nuova pizzeria da asporto con consegna a domicilio e ricco menu, con chiara e colorata spiegazione (bianche, rosse, vegetariane). Non sono certo che i neo-pizzaioli leggano Seth Godin, ma anche se non lo leggono dimostrano di avere chiaro un concetto apparentemente banale: quando entri sul mercato con una nuova impresa, meglio se arrivi facendo qualche cosa o di diverso o di migliore (o entrambe le cose) rispetto a quello che già c’è. Non è necessario inventarsi chissà cosa, una pizza è sempre una pizza (ma se fosse molto buona, non guasterebbe): può bastare anche essere gli unici a fare la consegna a domicilio e ad avere molte alternative vegetariane.

Alla fine, è lo stesso concetto dell’ultima provocazione di Godin (sul “come fare i business plan nel 2010”), uscita nell’ultimo post, questo The modern business plan

  1. Truth (la verità): il mondo (il tuo mercato) com’è adesso.
  2. Assertions: come intendi cambiare le cose (ad es. consegnando le pizze a domicilio)
  3. Alternatives: probabilmente sbaglierai le tue previsioni, quindi devi avere delle alternative plausibili
  4. People: chi c’è nel tuo team, che esperienze ha, cosa ha portato a termine con successo
  5. Money: quanti soldi ti servono, quanti ne farai, in quanto tempo, exit strategy…

Godin dice che il formato “normale” con cui vengono scritti i business plan oggi ha come risultato quello di nascondere, confondere e rendere poco comprensibili le idee, le situazioni, lo stato delle cose e ciò che si vuole fare e mette in evidenza come – nel 2010 – l’unico scopo di scrivere un business plan sia quello di cambiare le cose.

A volte, per cambiare le cose può bastare una pizza.