Social Media Reputation: i brand in pubblico

buzzCosa succede quando troviamo qualcosa sul nostro marchio, sulla nostra azienda sui siti di Social Network? Su Youtube, su Friendfeed, su Twitter….eccetera? E cosa succede se non ci piace?

La prima reazione del manager tipico è di ordinare ai propri colleghi: toglilo! Ma non si può togliere. Come chiunque si occupi di marketing oggi sa, i mercati sono conversazioni. Lo sono sempre stati, la gente ha sempre parlato di noi e dei nostri prodotti con gli amici e i conoscenti. La differenza è che oggi lo fa in pubblico: ne scrive, ne blogga, posta immagini, riceve commenti. E cosa possiamo fare? E’ la Social Media Reputation, e molte aziende non sanno da dove partire nella sua gestione.

L’unica cosa razionale da fare è monitorarla e parteciparvi: non si può controllare ciò che viene detto di noi, ma si può partecipare e rispondere. Rispondere alle critiche, prendere decisioni in merito. Assecondare i fan, raccogliere i complimenti che ci vengono fatti e costruire prodotti-iniziative-attività che li raccolgano e che rendano più semplice partecipare.

Non è solo creare un blog aziendale, non è solo monitorare (esistono diversi strumenti per farlo) in modo automatico quello che viene detto su di noi. E’ avere uno strumento che unisca l’aggregazione dei contenuti che vengono creati su di noi con la possibilità di intervenire. Oppure, intervenire in modo certosino su tutti i singoli canali.

Ed ecco che entra Seth Godin: in questo post, Godin parla di tutte queste questioni e annuncia il lancio di Brands in Public, un servizio lanciato dal portale Squidoo (sempre di Godin). E’ un pannello di controllo che raccoglie (grazie all’integrazione con altri strumenti quali Google News, BuzzAgent, Twitter…) tutto quello che viene generato dal web su una singola azienda o brand.

Cosa ne pensate? E’ troppo caro? (400$ / mese) E’ meglio far fare le stesse cose a una persona? O è un applicazione vincente?

(immagine: crediti Garr Reynolds)