Self Directed Learning

Empower deprived learnersRicevo – e volentieri pubblico – questo interessante articolo scientifico sul tema della formazione degli adulti.

La formazione “intenzionale” e la formazione “naturale”
EMPOWER DEPRIVED LEARNERS –
Making learning more attractive for low-level educated adults
through introduction of self-organised learning.
A transfer system into three different European societies
2007 LLP-LdV/TOI/2007/NO/165.013

Il concetto di Self Directed Learning (SDL) fa riferimento alla possibilità della persona di gestire o co-gestire i processi di apprendimento che la riguardano.
Rispetto al concetto di SDL, un gran numero di studiosi si è impegnato negli ultimi anni, in particolare nel corso degli anni ’90, nella sua formalizzazione.
Percorrendo le diverse teorie a riguardo, sembra che attraverso il SDL la ricerca educativa entri nella sfera dell’educazione informale ad indagarne gli aspetti e, mentre riconosce l’autonomia individuale della formazione, si spinge a determinare norme che regolano l’autoformazione nella vita quotidiana e nel lavoro.
Gli approcci al SDL possono essere diversi e, in taluni casi, anche divergenti; per comodità si posso ridurre a due teorie fondamentali:

  • una prima ipotesi sottolinea il carattere lineare del processo formativo ed il suo sviluppo per stadi; esso viene descritto come una successione logica nella quale si parte analizzando i bisogni individuali, si passa a determinare gli obiettivi, a scegliere le azioni formative e infine a selezionare i metodi, tecniche e strumenti da adottare. Si tratta di un approccio nato dall’esigenza di gestire processi formativi che si sviluppano in situazioni di educazione formale (Tough, 1979);
  • una seconda ipotesi enfatizza le ragioni opposte, ovvero la relativa casualità di scelte e strategie, influenzate dalle risorse ambientali e dalle opportunità che si presentano. In tal senso, il SDL somiglierebbe più ad una serie di tentativi, più o meno efficaci a seconda delle persone e dei rispettivi progetti formativi. Il SDL si presenterebbe come “la rappresentazione dell’enorme complessità ed imprevedibilità di un impegno formativo” (Candy, 1991).

Il SDL può risultare così una teoria grazie alla quale incorporare nella continuità della formazione la vita quotidiana, il lavoro e tutti i contesti informali; ma, all’opposto, la sua teorizzazione può anche tendere a finalizzare il SDL “naturale” ad un processo di trasformazione “intenzionale”.
Il SDL diventa quindi un terreno su cui opera la dialettica delle relazioni educative: la dialettica del formale VS l’informale e il non formale, dell’intenzionale VS il naturale.
Da ciò deriva che la ricerca sul SDL, ed in generale quella legata all’apprendimento per tutto l’arco della vita, deve indagare anche il campo dell’educazione informale, nella quale agiscono una miriade di processi formativi tanto influenti sul soggetto quanto quelli scaturiti da processi formalizzati e controllati.
La ricerca sul SDL deve allora cogliere la sfida di costruire nuovi significati e nuove condizioni di vita a partire proprio da questa sfera.
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Il progetto è stato finanziato col supporto della Commissione Europea.
Questo articolo riporta il punto di vista del solo autore – IAL CISL Emilia Romagna – e la Commissione Europea non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi utilizzo che possa esser fatto delle informazioni qui contenute.


Ial

Leonardo

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